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GIURISPRUDENZA – Controlli a distanza: il “telepass” sull’auto aziendale non richiede autorizzazione

Il dispositivo “telepass” installato sull’auto aziendale è da considerarsi rientrante tra gli strumenti “utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa” ai sensi dell’art. 4, co. 2, Stat. Lav.

Ad affermarlo è la Cassazione con la recente sentenza 3 giugno 2024, n. 15391, secondo la quale il telepass «se installato su auto aziendali destinate allo svolgimento di specifici servizi, si deve considerare uno strumento direttamente funzionale all’efficienza della singola prestazione, oltre che ormai fortemente compenetrato con essa nell’odierna pratica lavorativa, sicché il telepass così contestualizzato rientra nell’ambito applicativo del comma 2 dell’art. 4 L. n. 300/1970 novellato. […] Tuttavia, le informazioni, così “raccolte” a mente appunto di quest’ultima previsione, giusto il successivo comma 3, sono “utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro” (e quindi anche, ma non soltanto, ai fini disciplinari) solo “a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli”, oltre che “nel rispetto di quanto disposto dal Dlgs. 196/2003».

Lo strumento in questione, dunque, non richiede lo svolgimento della procedura di autorizzazione amministrativa o sindacale di cui al comma 1 del già menzionato art. 4, ma impone sempre, per poter consentire l’utilizzo “a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro” dei dati raccolti per il suo tramite, che sia data al lavoratore adeguata informazione circa le modalità d’uso e di effettuazione dei controlli, nonché che sia garantito il rispetto di quanto disposto dalla normativa interna ed euro-unitaria in materia di privacy.

 

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